Progetti partecipati e fantasie autocentrate.

Più di una volta mi è capitato, da assessore e non solo, di prendere come esempio stra negativo di "architettura autocentrata" piazza Ettore Rolli.
Come spesso accade, anche in queste ore, si stanno spendendo soldi pubblici per pulire quelle "simpatiche" vasche aeree inserite all'epoca nel progetto cento piazze.
Come troppo spesso accade, architetti che pensano più a sé stessi e al proprio ego, che al territorio dove sono chiamati ad intervenire, si lasciano andare a fantasiosi progetti che poco si inseriscono nell'ambiente cittadino che le accoglie.
Una piazza senza un albero, senza un gioco per bambini (quelli che ci sono sono stati messi da poco), senza uno spazio di socialità, ma con quella fontana oltre che imbarazzante (almeno per me) costosa dal punto di vista della manutenzione.
L'architettura ha un senso se è participata e se è utile al territorio dove viene inserita.
Il resto sono esibizioni estemporanee di qualche architetto che fanno solo male alla città.
Come direbbe il mio amico
Massimo Vallatia proposito del serpentone, "dovrebbero mettere che per legge un architetto deve vivere per 10 anni nel posto che ha costruito..."

#unaltraideadicitta

 

Il caso del Museo Egizio di Torino

"Quando saremo al governo cacceremo il direttore del Museo Egizio di Torino" è una frase che per toni e contenuti non dovrebbe essere mai pronunciata in un paese civile.
Una frase dal sapore fascista, che sa tanto di ripicca dopo la figuraccia del video con protagonista la Meloni di qualche giorno fa.
Una frase che è anche una solenne sciocchezza: il direttore del Museo Egizio di Torino è stato selezionato tra 101 candidati attraverso un bando e nel cda del museo ci sono Beni Culturali, Regione, Comune di Torino, San Paolo e Fondazione CRT

Fare politica non significa solo candidarsi. Anzi.


Per me fare politica significa occuparmi tutti i giorni, instancabilmente, delle cose che e mi stanno a cuore e che ci stanno a cuore: da MigrArti, a Mamma Roma e i suoi figli migliori, dal Museo dell’emigrazione al Portale della canzone italiana e cosi’ via; fare politica significa difendere la cultura e combattere perché la solidarietà non soccomba di fronte alla paura, significa dedicare energie alla mia città quando in tanti rinunciano sconfitti in partenza, e altri nemmeno si cimentano.

Come avrete visto, saputo, o capito, in queste elezioni non sarò candidato. Ho riflettuto se fosse il caso di farlo e alla fine ritengo che questa sia la scelta giusta da fare, adesso. Non è consolatorio dirlo e non è nemmeno la volpe che non arriva all'uva, si può anche decidere di comportarsi in maniera contraria al senso comune, cosa alla quel vi ho abituato a partire dallo stile delle mie campagne elettorali e delle mie scelte passate. Un senso comune che costringe il politico a candidarsi a ogni costo, a ogni giro.

La verità è che in queste elezioni il rischio di uno scivolamento a destra, non solo della politica, ma del paese è concreto, tangibile. E il panorama che si prospetta, tra Di Maio e Salvini, è un panorama cupo, fosco, instabile. Da domani rischiamo di vedere più armi in circolazione, quasi che l'Italia si sia trasformata nel Texas; rischiamo di vedere cancellate leggi importanti come quella sulle unioni civili tornando indietro rispetto a una conquista di civiltà; rischiamo di vedere le istituzioni culturali sgretolate e asservite ai capricci di chi vede il mondo deformato dalle lenti della propria ignoranza e del pregiudizio.

Il populismo, il fascismo e il razzismo sono presenti nelle nostre strade , nelle scuole  nei posti di lavoro, prendendo linfa dai dibattiti televisivi e dalle dichiarazioni  di irresponsabili candidati a ‘governare’ il Paese. Molti di noi hanno deciso che staranno a guardare: delusi, arrabbiati, incattiviti.

Non condivido questa scelta, anche se non faccio salti di gioia per il clima in cui andremo a votare. Troppe urla e troppa semplificazione, vedo troppa paura di affermare il nostro punto di vista, troppo timore di fronte ai volubili esiti dei sondaggi; a volte balbettiamo in quella che un tempo si sarebbe definita subalternità culturale.

Compito di chi fa politica tra la gente è anche accompagnare una comunità e farla riflettere sulle storture, sugli elementi irrazionali che circolano impazziti nel tessuto della società. Non possiamo limitarci a prendere atto delle emozioni negative che dominano il paese e la città. Dobbiamo farcene carico, ascoltare, ragionare e spiegare qual è il nostro punto di vista. E come vogliamo cambiare le cose, oppure come le cose le abbiamo cambiate.

Penso a Roma che sembra finita in un vortice negativo in cui declino e disincanto camminano sottobraccio, e di cui tutti siamo spettatori e talvolta attori. Vortice in cui brilla il cristallino disimpegno del vertice dell'amministrazione, questo Sindaco non si vede e non si sente. Non si sa cosa faccia, letteralmente, dalla mattina alla sera.Purtroppo abbiamo perso di vista il senso della politica come visione. Nessuno pone a chi governa e amministra una domanda semplice: come immagina Roma tra 20 anni? Cosa sarà questa città? Quali saranno i fattori su cui costruire la sua rinascita?

E quindi quale turismo, che ruolo per l'innovazione, quale offerta culturale, quale spazio per la solidarietà e l'ambiente immaginiamo, quali interventi di sostegno per i poveri, quali infrastrutture dobbiamo costruire o meglio, recuperare, per questa città da qui a vent'anni? Su questo ci occorre interrogarsi e cominciare a dare risposte.

Ecco perché non serve candidarsi a tutti i costi. Penso che il mio compito sia quello di lavorare insieme a molti di voi per difenderci da un attacco ad alcune conquiste, al dovere della solidarietà e all'impegno per cultura.

Detesto il luogo comune per cui "si sta in panchina pronti a entrare quando c'è bisogno". Quale panchina! La politica si fa dentro e fuori dalle istituzioni, come eletti e come cittadini. Io la vedo così e mi auguro che condividiate - non alla Zuckerberg - questo punto di vista.

Liliana e un futuro diverso

bei incontri

Non sappiamo ancora come sarà composto il prossimo Senato della Repubblica. Facendo zapping non sembra tirare un’aria così positiva...
Promesse folli che non si potranno mantenere e toni da stadio. Una cosa è però certa. Proprio a 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali, su quegli scranni ci sarà Liliana Segre.
Sarà lì per testimoniare il passato e per costruire il futuro. Accanto a lei probabilmente siedierà qualcuno che ha basato la sua campagna elettorale sull'idea di "salvaguardare la razza bianca’".
Ma tra poco Liliana e gli altri non ci saranno più a poterlo spiegare. E per questo è ora che la politica cambi passo. Torni credibile e faccia in modo che accanto a Liliana su quegli scranni ci siano persone che hanno voglia di futuro e di chiudere per sempre pagine che non vogliamo più leggere.

Grazie Presidente Mattarella e buon lavoro Senatrice della Repubblica Liliana Segre.

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Lo dicevo da Assessore allo sport. Lo dico tanto più ora: La Corsa Di Miguel è la corsa più valoriale che conosca.

Correre è lo strumento, migliorare questa società è l'obiettivo. La piccola Sara e il suo pettorale numero uno il simbolo.

Il 21 gennaio quindi grande appuntamento con la corsa, e soprattutto la magnifica Strantirazzismo. E quest'anno ad accogliere tutti la Piccola Orchestra di Tor Pignattara. Dal 21 al prossimo anno mille iniziative per far crescere bene i nostri ragazzi. Non solo d'altezza...

Hanno Paura.

Prima la Meloni che parla di “porcata della sinistra” per descrivere il progetto MigrArti, il nostro progetto MigrArti. Poi le indegne parole del candidato alla Regione Lombardia sulla difesa della razza bianca. Giocano con il fuoco evocando la paura degli italiani. La verità è che hanno paura loro: paura della cultura e del futuro. Continuano a tenere la testa sotto la sabbia in un mondo che cambia.
Per chi pensa “sono tutti uguali”. Ecco, no.
Loro stanno da una parte. Noi dalla parte opposta.

Ciao Ferdinando

Con Ferdinando Imposimato ne abbiamo combinate davvero tante. Tante. Battaglie, cause vinte e qualcuna persa, cene, incontri manifestazioni e lunghe chiacchierate sul Caso Moro. Chiaramente anche qualche discussione per la sua scelta grillina. Però non si poteva che volergli bene. Onestà intellettuale e libertà di pensiero. Sempre e comunque. Poco fa cercavo sul web una foto insieme per metterla qui. Ho trovato questo suo post, che sprizza della stima reciproca che ci ha legati. Ciao Ferdina' che la terra ti sia lieve.
Grazie di esserci stato.
Tuo Paoluccio

Il ricordo mancato di Zhang Yao

Lei e' Zhang Yao, una ragazza cinese innamorata dell'arte e del nostro Paese. Il padre ha fatto 'i buffi' per farla venire a studiare qui. All'Accademia di Belle Arti di Via Ripetta.
Esattamente un anno fa in una periferia di questa città ha incontrato invece la morte.
Credo che la nostra città avesse il dovere di ricordarla. Dal Campidoglio nemmeno a pensarlo.
Lo abbiamo voluto fare noi insieme alla sua scuola, ai suoi compagni e alle loro opere artistiche. Era giusto ricordarla anche sostenendo chi in quella periferia fa tanto per combattere il disagio, come il punto luce di Save the Children Italia che aprimmo a Torre Maura.
Ci sembrava giusto farlo per l'idea che abbiamo di #CittàComunità.
Da costruire. Giorno dopo giorno